La "zia Adalgisa": la chiamavamo tutti così. Era figlia unica, ma una
forma di grande rispetto e riverenza ci faceva usare quel termine.
Tra pochi giorni compirà 100 anni. A Medicina è sempre stata un’istituzione. Ha sempre fatto la contadina; è "nata" nei campi.
A scuola non c’è mai stata, perchè i genitori avevano bisogno di essere aiutati nelle raccolte di frutta. Nel loro terreno si raccoglieva anche la barbabietola e la cipolla. Un consiglio glielo
chiedevamo sempre, e soprattutto avevamo sempre un lavoretto da darle da fare; e lei diceva sempre di sì. Sapeva fare il pane in casa
e lo vendeva alle famiglie del paese. Faceva i "legacci" con il lino
e la canapa, che vendeva anche a Lugo e a Bagnacavallo.
Io da ragazzino finito le elementari facevo un paio di settimane a
Medicina, nella tenuta dei miei nonni, ma la "zia Adalgisa" la andavo
sempre a trovare. Una volta l’ho anche aiutata: per farlo, inciampai
su una cassetta e mi sbucciai, appena appena, un ginocchio.
"Zia Adalgisa" mi guardò severa: "Se tu <> attento, Paolo,
sarebbe meglio!". Non era certo in grado di insegnare l’italiano, ma la vita, quella, sì, è altrettanto certo! Auguroni, Adalgisa!

 

31/07/2007